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10 persone che non vorresti incontrare ai concerti (ma che ci sono sempre)

Sono reduce da due dei principali festival musicali pop rock italiani, il Gods of Metal e l’Heineken Jammin Festival.

Ma non sono qui a farvi l’ennesima recensione dei concerti.

Sono piuttosto a mettervi a disposizione un’esperienza quasi ventennale da spettatrice ed osservatrice della fauna concertistica che si ammucchia a mo’ di capi di bestiame a questi eventi.

Il fattore scatenante è stato il concerto (bellissimo) dei Cure ieri sera, che per quanto emozionante, è stato macchiato dalla presenza di esseri umani molto fastidiosi.

Segue quindi un elenco semiserio di personaggi archetipici che non vorresti mai incontrare ai concerti, ma che ci sono sempre.

 

10 – I Fuori Tempo.
Parto dall’ultimo posto in ordine di fastidio, una menzione collettiva dedicata al gruppo eterogeneo di quelli che non sono in grado di battere le mani a tempo nemmeno se li minacci di morte. Non è colpa loro, ma niente, non ce la fanno, battono le mani come viene, un po’ come si fa allo stadio.

9 – I Migranti.
Sono quelli che non riescono a trovare pace in un posto. Passano tutta la durata dello spettacolo migrando da un posto ad un altro, cercando di passare tra gli strettissimi spazi della folla. Di solito si muovono in gruppi, spingendo e spintonando la gente che ascolta, alla ricerca di una posizione migliore, più vicina al palco, o per ricongiungersi con il resto del branco.

8 – Il Gigante.
Non c’è molto da spiegare, il nome stesso parla per lui. Spesso fa parte del gruppo dei Migranti. Tu sei lì che hai trovato una posizione perfetta: senti bene, vedi bene, non sei troppo lontano. Perfetto. E all’improvviso arriva lui. Proveniente da chissà dove, alto un metro e novanta, decide che la posizione adatta per godersi al meglio il concerto è proprio quell’angusto anfratto davanti a te, impallando precisamente il centro del palco. E a te non rimane altro che spostarti da un piede all’altro, cercando di vedere cosa succede ai lati della sua enorme testa.

7 – Il Fattone.
Al Fattone non importa a quale concerto partecipa. Non gli importa chi suona. Per lui è solo un evento in una situazione quasi al di fuori della legge in cui dar sfogo al suo personalissimo concetto di divertimento. Comincia a rollare canne nel momento stesso in cui varca i cancelli, e non smette fino a che non ne è uscito. Il più delle volte si accompagna con L’Ubriaco, che entra con la bottiglia di tè riempita co superalcolici che si scola sotto il sole cocente, arrivando collassato al momento dell’inizio del concerto. Quando si ritrovano fuori dai cancelli, nessuno dei due ha la benché minima idea di che concerto si sia svolto.

6 – La Coppietta.
Ora, non vorrei passare per una persona acida o invidiosa. Io stessa vado quasi sempre ai concerti con la mia dolce metà. Ma La Coppietta di cui si parla in questa sede è una sorta di Giano Bifronte con delle caratteristiche peculiari e fastidiose che la differenziano dalle altre coppie che condividono un’esperienza musicale. La Coppietta si ama moltissimo. Sono vestiti uguali, hanno gli stessi interessi, gli stessi gusti musicali, ascoltano le stesse band (anche se in realtà di solito è uno dei due che ha passato la passione all’altro). E soprattutto hanno “La Loro Canzone”. Quella che quando la band comincia a suonare, loro si abbracciano, piangono, limonano e se la cantano guardandosi negli occhi. E che fastidio ti danno, direte voi. In fin dei conti non è che ti impediscono di vedere o sentire. No, è vero. Ma trasformano un pezzo che ami nella colonna sonora di Topazio, togliendogli dignità, e questo è inaccettabile. E non dimenticatevi che spesso lui è quello che prende sulle spalle lei per farle vedere meglio il palco. Ci siamo capiti.

5 – L’Intruso
L’Intruso è il personaggio fuori luogo, che è venuto per accompagnare la morosa o gli amici, o solo perchè “ci vanno tutti”, ma in realtà non glie ne frega un beneamato della band che sta per suonare. Lo sgami subito perchè è vestito in maniera completamente dissonante rispetto a tutti gli altri, che lui guarda con aria di schifata superiorità. Si diverte finché dura l’attesa dell’inizio perchè chiacchiera e sta in compagnia degli amici, ma poi quando comincia il concerto lui si rompe i coglioni e continua a chiacchierare dei cazzi suoi come se fosse al bar. Oppure si mette a pistolare col telefono, si guarda continuamente intorno catalogando i suoi vicini uno per uno, spesso guarda l’orologio. I più molesti arrivano a fare commenti negativi e denigratori sul resto del pubblico, i più arroganti addirittura sulla band. Inutile dire che sono la gioia dei loro vicini.

4 – Il Controllore Tecnico.
Lo si può trovare con maggiore frequenza ai concerti metal. Egli è l’antitesi dell’Intruso, benché ne condivida la stessa vitalità. Lui conosce a memoria nomi, formazioni, biografie, discografie, partiture. Di solito suona lui stesso uno strumento e si ritiene pertanto esperto, sia dal punto di vista tecnico che da quello artistico. E’ convinto di possedere l’orecchio assoluto e si sente superiore al resto della plebaglia ignorante che si permette di partecipare all’evento con lui. Il suo unico scopo nella vita è andare ai concerti per cogliere le carenze tecniche di chi suona. Lui non canta con gli altri, lui sta lì, immobile, e aspetta la stonatura, l’errore. Lui è quello che va a vedere i Dream Theater O Yngwie Malmsteen solo per poter dire “Yngwie fa cagare: dopo un’ora e un quarto di assoli funambolici ha fatto un re minore che sul disco non c’era”. E se non ci sono errori tecnici? Beh, allora ovviamente “sì, bravo, ma secondo me è troppo tecnico, manca il pathos”. Crepa.

3 – Il Reporter.
Questa categoria si è sviluppata moltissimo negli ultimi dieci anni, con l’avvento di telefoni cellulari che fanno foto e video e apparecchiature elettroniche sufficientemente piccole da poter essere nascoste ai controlli agli ingressi. Il Reporter vive l’esperienza del concerto esclusivamente attraverso il display del suo aggeggio elettronico. Passa tutto il tempo con le braccia alzate, cercando di stare immobile per non rovinare l’inquadratura, e in silenzio per non sovrastare la musica. Diciamocelo chiaramente: è uno sfigato. E’ uno che si perde tutta l’emozione dell’evento per avere un video o delle foto di infima qualità da poter pubblicare su internet e scrivere sulla sua bacheca Facebook “io c’ero”. Sì, c’eri, ma non hai capito un cazzo.

2 – Il Fanatico.
E’ colui che mi ha spinto a stilare questa lista. E’ il rompicoglioni che avevo di fianco ieri sera a sentire i Cure. Il Fanatico è il fan estremista. Come il Controllore Tecnico lui sa tutto della band, ma a differenza di questo le sue conoscenze raggiungono picchi inarrivabili, fino al numero di peli del culo della seconda figlia della terza moglie del roadie del bassista. Per lui la band è religione, e come ogni religioso non accetta una visione diversa dalla sua. Appena si accendono i riflettori corre in avanti il più possibile, travolgendo chiunque incontri sul suo cammino. Poi alle prime battute di ogni pezzo urla come un pazzo, perché lui ha già capito che canzone è, e deve farlo sapere a tutti. Conosce a memoria tutti i testi, e te lo fa sapere urlandoteli direttamente nelle orecchie, di modo che invece di sentire la voce del cantante tu senta le sue stecche e le sue urla da stadio. Sbraita e si agita, e passa la maggior parte del tempo a controllare che tutti intorno a lui cantino e si entusiasmino al suo stesso livello, altrimenti si lamenta che è un pubblico di merda. Secondo lui sarebbe necessario un test per consentire l’ingresso solo a chi ha il suo stesso livello di fanatismo, poiché non concepisce l’esistenza di persone che partecipino ad un concerto di una band che amano pur non conoscendo a memoria tutte le canzoni. E’ un esaltato e l’unico modo per domarlo è abbatterlo. Ma purtroppo non si può.

1 – L’Homo zainettus.
Ti odio, Homo Zainettus. Sappilo. Odio te e odio il tuo gemello siamese a forma di zaino. Ti presenti nella calca con un fardello di 30 kili sulla schiena di cui però non hai consapevolezza dimensionale. Salti, ti agiti, chiacchieri continuamente coi tuoi amici come se occupassi il tuo normale spazio vitale e non ti rendi conto che quel cazzo di zaino che hai sulla schiena occupa lo spazio di un’altra persona. Se ne rendono invece conto molto bene gli altri, quelli che si ritrovano colpiti ovunque. Mi domando: ma che minchia ci sarà mai lì dentro da essere così indispensabile ma talmente ingombrante da non poter essere semplicemente messo in tasca o in una tracolla? Il plaid? Il cappotto? L’ombrello che la mamma ti ha detto che magari piove? La pentola a pressione con la caponata per merenda? Non ti hanno mai detto che in certi posti è meglio stare leggeri? Sappilo, prima o poi lo zaino te lo buco.

 

Avevo pensato di aggiungere una menzione speciale per il pubblico dei concerti di Vasco Rossi, il c.d. “Popolo del Blasco” (argh…), che ho avuto modo di vedere di persona tanti anni fa (non chiedete, mi vergogno già abbastanza per conto mio). Ma tutto sommato quello è facilmente evitabile non andando ai concerti del suddetto.

Dedicato a @laRonco

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