In cold Blood
Scritto da Ellle   
Venerdì 02 Settembre 2011 19:58

9780141182575IN COLD BLOOD (a sangue freddo) - TRUMAN CAPOTE - 1966 - ED. PENGUIN - TRAMA

Un classico della letteratura americana contemporanea, eppure io non l'avevo mai letto. Ho trovato l'edizione in lingua originale da Feltrinelli, ed ho colto l'occasione per colmare una lacuna.

Ha senso fare una recensione dilettantesca e sbrigativa su un romanzo che è entrato nei libri di antologia a scuola e nei corsi di letteratura universitari? No, credo di no.

Mi limiterò quindi a sottolineare l'importanza imprescindibile dell'abilità del narratore necessaria a trasformare un avvenimento di cronaca nera in una storia avvincente e ricca. Quando il narratore trova il modo di prenderti per mano ed accompagnarti attraverso tutte le pieghe della storia senza importi il suo punto di vista, ma suggerendo di scavare in tutti i livelli di lettura prescindendo da una morale imposta e senza bisogno di effetti speciali, è un momento di estasi per una lettrice.

Primo pensiero dopo la lettura: Raskolnikov è morto, è stato ucciso a sangue freddo.


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Il contro di ospitare dei predatori
Scritto da Ellle   
Lunedì 18 Luglio 2011 19:00

gattiDomenica mattina, ore 7.
Forse: ho guardato la sveglia, ma non giurerei di aver visto l'orario giusto.

Comunque.

Domenica mattina, ore 7 circa.
Nel silenzio di una fresca mattina di luglio ancora immersa nel torpore, un assordnate SCREEECH rimbomba per l'appartamento.

"Che cazzo è?" domando elegantemente a nessuno, dato che mio marito dormirebbe anche durante un bombardamento.

Dopo pochi secondi un altro SCREECH mi scuote definitivamente di dosso il sonno.

Mi alzo e mi dirigo verso la cucina, dove sembra aver origine il suono, scalza, senza occhiali e a luce spenta (lo so, geniale).
Arrivata lì, nella penombra del corridoio, intravedo sull'uscio della cucina i miei due gatti, uno di fronte all'altro che fissano una macchia nera tra di loro.
Accendo la luce.

Un merlo.

"Ma vaffanculo!!", commento.

Bread ha acchiappato un merlo sul balcone al primo piano e l'ha portato dentro casa entrando dalla gattaiola con l'uccello in bocca. Cioè, col volatile in bocca, ecco. E l'Orsetto non si è lasciata perdere l'occasione di una spedizione di caccia. E adesso il merlo è lì, immobile, con un gatto davanti e uno dietro che vogliono fargli la pelle, schierati come dei velociraptor, in attesa che a lui cedano i nervi e che gli si muova una piuma. Perchè il gatto è leale, lascia sempre alla preda la prima mossa. Sì, leale, come no.

Torno in camera a mettermi le ciabatte, so che agli uccelli la paura fa da lassativo. Ma se voglio prenderlo devo avvicinarmi a lui, e lo faccio, piano, piano... ecco, ci sono quasi.... e all'improvviso scoppia il finimondo.

Lo stronzo ha paura di me e dopo aver depositato un omonimo sul pavimento, si mette a svolazzare per tutta la casa, andando a sbattere ovunque ed eccitando l'istinto predatorio dei due felini che lo seguono indifferenti degli ostacoli che trovano sulla loro strada.

A questo punto si è alzato anche mio marito, che si unisce al gruppo di caccia. (Sottolineerei che le nostre intenzioni e quelle dei due gatti sono molto differenti, però)

E poi succede. In un momento il mio cuore si ferma, il tempo si blocca, lo spazio perde la sua dimensione.
Il merlo (lo stronzo) è andato a sbattere contro il soffitto e in un momento di panico ha mollato una sventagliata di merda sulla parete.
Quella della sala, quella pitturata di arancione non più di 3 mesi fa, quella proprio dietro il divano, su cui si riflette la luce che entra dalla porta finestra.

Ecco, in quel momento la mia intenzione e quella dei gatti è esattamente la stessa: se lo becco lo squarto.

Per fortuna prevale il sentimento animalistico e quando lo acchiappiamo evitamo di terminarlo.

Lo stronzo (il merlo) a questo punto  fa il morto, finge di essere morto di crepacuore, ma appena viene depositato sul balcone vola via più veloce che può.

Io invece me ne resto immobile e sconsolata ad osservare il mio nuovo, estemporaneo e non richiesto nuovo affresco.

merda1 merda2


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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Luglio 2011 20:17
 
Norwegian Wood
Scritto da Ellle   
Lunedì 18 Luglio 2011 19:06

cover-murakami-norwegian1NORWEGIAN WOOD - MURAKAMI HARUKI - 1987 - ED. EINAUDI - TRAMA

Dopo aver letto Kafka sulla spiaggia, mi è venuta voglia di riprendere in mano Norwegian Wood, il romanzo che ha consacrato Murakami come uno dei maggiori esponenti della letteratura nipponica moderna a livello internazionale.

Non lo faccio spesso di rileggere lo stesso romanzo più di una volta, ma può capitare che per qualche motivo continui a pensare e ripensare ad un libro e di trovarmi costretta a rileggerlo per esorcizzare questa fissazione. Anche dopo la seconda lettura l'impressione più immediata è quella di trovarmi di fronte ad un "Giovane Holden" in salsa orientale, un giovane imprigionato in una dimensione intermedia tra l'adolescenza e l'età adulta ed assolutamente incapace di uscirne, schiacciato da abulia, insicurezza, mancanza di prospettive, rapporti umani che non gli permettono di evolvere.

In particolare il rapporto con Naoko, ed in un certo senso con il ricordo dell'amico Kizuki lo tengono ancorato in un passato ormai perduto e non appropriatamente affrontato e metabolizzato, intorpidendo la capacità di Toru di percepire la realtà del mondo e di sentirsene parte.

A me personalmente piace analizzare il contrasto tra Naoko e Midori, ovvero la morte e la vita. La prima è una giovane fragile, eterea, a cui la vita ha riservato il meraviglioso e terribile destino di trovare in giovane età l'anima gemella per poi perderla ancora prima di essere divenuta adulta. I suoi atteggiamenti, la sua instabilità psicologica, il suo tormento sono ciò che bloccano Toru in una dimensione nebulosa fuori dal tempo e dallo spazio, in cui è però solo, dato che Naoko non sarà mai lì con lui veramente. Midori, al contrario, è esuberante, istintiva, vulcanica. Anche con lei la vita è stata tutt'altro che generosa, eppure ha affrontato le insidie e ne è risultata vincitrice, e pur non rinunciando alle fragilità che la rendono umana è stata in grado di elaborare i suoi lutti e di uscirne come una giovane donna consapevole di se stessa e dei suoi desideri. Sarà grazie a lei che Toru sarà finalmente in grado di uscire dallo stallo e riappropriarsi della sua vita, qualunque cosa questo significhi.

Inutile dire che ho odiato profondamente Naoko e  amato alla follia Midori, io sono sempre portata ad odiare il personaggio in cui mi riconosco e ad amare quello che vorrei essere.

E comunque, come la prima volta che l'ho letto, il mio primo pensiero è stato "meno male che non l'ho letto a 18 anni". Ero impressionabile e allo sbaraglio quanto Toru, ma senza una Midori.

Io apprezzo in un romanzo intimistico di questo tipo in particolar modo i dialoghi, e quelli di Murakami sono splendidi, il che è una caratteristica tanto rara quanto fondamentale. In particolare quelli tra Toru e Midori sono di una bellezza ed una freschezza che rallegrano il cuore.


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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Luglio 2011 20:21
 
Kafka sulla spiaggia
Scritto da Ellle   
Domenica 19 Giugno 2011 00:00

Inauguro oggi una nuova sezione del blog, quella dedicata ai libri.

In realtà non mi spiego nemmeno io il motivo per cui non ci fosse già, dal momento che la lettura è il mio principale passatempo. Oddio, definirlo passatempo è riduttivo. La lettura è la mia droga d'elezione. Sono una drogata di storie. Belle, brutte, poetiche o avventurose, sono fermamente convinta che non ci sia nessuna sostanza chimica o naturale su questa terra che mandi fuori di testa e mi provochi dipendenza come un romanzo. O un racconto, anche.

Per questo mi sembra più che naturale parlare delle mie letture qui, in questo spazio che contiene tutta mia parafernalia come la parete del garage di un operaio in pensione.

E' inutile ora andare a ritroso e parlare di tutti i libri che ho letto prima, sarebbe un lavoro molto lungo e altrettanto tedioso, senza dimenticare che alla mia età la memoria vacilla e rischierei di confondere Balzac con Baudelaire, per dire. Quindi parlerò dei romanzi (eh sì, leggo quasi esclusivamente romanzi) che leggerò da oggi in avanti.

image_816Kafka sulla spiagga - Murakami Haruki - 2002 - ed. Einaudi - TRAMA

Intanto farei una menzione d'onore alla copertina, che con un semplice ritratto riesce ed essere evocativa, rispecchiando totalmente lo spirito surreale e sognante della storia, che spesso fa riferimento al mondo visto attraverso gli occhi ingenui di un bambino (non a caso viene citato più volte I 400 colpi di Truffaut). 

E' infatti col candore e con la disponibilità di accettare l'inaccettabile che bisogna porsi di fronte a questo romanzo, lasciandosi trasportare nel sogno senza zavorre materialistiche o anche solo realistiche. Chiunque cercasse di affrontare la lettura rimanendo vincolato alla realtà non arriverebbe oltre la metà.

Non c'è nulla da capire in questa poetica, ma anche crudele opera di Murakami, si può solo farsi trascinare dal racconto fantastico del viaggio dei due protagonisti attraverso un tempo e uno spazio che sono pura metafisica, pura metafora.

Non racconterò la trama del romanzo, perchè sarebbe riuduttivo e irrispettoso cercare di racchiudere in poche righe tutto un universo in cui tutto può succedere, in cui parlare la lingua dei gatti è verosimile come vivere nella morsa di un complesso edipico schiacciante, o innamorarsi dello spirito vivente di una ragazza ormai divenuta donna matura è plausibile quanto una routine di esercizio fisico in una palestra.

Se sceglierete di leggere questo libro dovrete essere disposti a farvi trasportare dalle parole senza alcun pregiudizio, liberi e leggeri, dovrete leggerlo con gli occhi di un bambino.


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